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Lo Hobbit – Statua 1/6 The Witch King

419,90 389,90

DISPONIBILE DA META' MARZO

Esaurito

COD: LOTR-DYDWETA1830 Categorie: , Tag:

Descrizione

weta

WETA COLLECTIBLES è lieta di presentare questa meravigliosa statua del Re Stregone a Dol Guldur tratto da “Lo Hobbit e la battaglia delle Cinque Armate”, i dettagli sono eccezionali e la qualità generale è altissima, la posa risulta essere molto accattivante, alta 43 cm e con una tiratura limitata a soli 750 ESEMPLARI AL MONDO, rarissima e bellissima, DA AVERE!

ALTEZZA: 36 cm

MARCA: Weta Collectibles

Il Re Stregone come gli altri otto Nazgûl, non possiede più un corpo visibile, avendo portato ed usato con avarizia e malvagità per lungo tempo uno dei “Grandi Anelli” di Sauron, e per tale motivo, per rendersi visibile ai suoi servitori e alle sue spie, è costretto ad indossare un grande manto nero che riesce a dare forma al suo corpo invisibile di spettro.

Nel mondo del crepuscolo perenne invece, come lo vede Frodo Baggins, una volta infilato l’anello ai piedi di Colle Vento, esso appare come un alto uomo (il più alto dei “Nove”) abbigliato con un unico abito lungo e grigio e con il volto bianco nel quale fiammeggiano occhi penetranti e spietati. In testa sopra i lunghi capelli grigi e luccicanti porta un elmo d’argento sul quale è posta una corona, e la sua mano scarna brandisce una lunga spada d’acciaio.

In passato durante la Battaglia di Fornost egli portò anche una maschera nera con la quale guidò la sua sortita. Tale maschera non viene più citata in nessun’altra opera di J.R.R. Tolkien e viene rimpiazzata da una corona regale d’acciaio scintillante d’una luce micidiale che durante l’assedio di Gondor, prima, dinanzi a Minas Morgul sfoggia posta sopra il suo nero cappuccio per incutere terrore e rispetto alla sua armata, e poi, dinanzi a Gandalf, una volta frantumato e oltrepassato il cancello di Minas Tirith, posta direttamente sulla sua testa invisibile, che lascia trapelare solo due infuocati occhi rossi.

Alla sua prima apparizione cavalca un cavallo nero allevato appositamente e reso schiavo dalle arti oscure di Minas Morgul, in modo da sopportare la costante presenza del suo padrone che altrimenti lo farebbe fuggire atterrito, come accadrebbe a qualsiasi altra bestia vivente della Terra di Mezzo. Durante l’assedio di Gondor, Ombromanto, l’impavido signore dei liberi cavalli della terra di mezzo, è l’unica bestia, che dimostra di sopportare con somma fermezza e coraggio la presenza degli Spettri dell’Anello.

Quando il suo destriero fu travolto e annegato al guado del Bruinen, per mano della magia combinata di Elrond e Gandalf, il Re stregone ritornò a Minas Morgul dove trovò una nuova cavalcatura: una gigantesca e orrida creatura alata. Questo mostruoso essere era uno degli ultimi discendenti di un’antica e malvagia razza sopravvissuta tra montagne nascoste, proveniente da ere e luoghi ormai scomparsi e dimenticati da tutti fuorché da Sauron. Questi infatti, se n’era impadronito e li aveva alimentati con cibi crudeli, accrescendo a dismisura la loro malvagità e le loro dimensioni. Tali esseri erano più grandi di ogni altro uccello, dal quale si differenziavano soprattutto per non possedere alcun tipo di piumaggio, per avere delle immense ali a guisa di pipistrello con pelle tesa fra grinfie di corno, e per emanare un insopportabile fetore mortale.

Ne Le due torri e ne Il ritorno del re, durante l’assedio di Gondor, il Re Stregone, seduto sul curvo e lungo collo spoglio delle loro cavalcature alate, adempiono alla volontà dell’Occhio senza palpebra, terrorizzando chiunque si trovi nelle vicinanze con urli di morte accompagnati da quelli gracchianti dei loro destrieri. Atterriscono gli abitanti e persino i difensori più audaci e coraggiosi, appostati sulle sette cinte murarie di Minas Tirith, dal momento che i “Nazgûl sono i Signori degli Uomini” sul quale hanno il pieno dominio, come Sauron ha pienamente il loro.

In quanto alle armi, il Signore dei Nazgûl dispone di una lunga spada d’acciaio, la cui lama è percorsa al suo volere da fiamme. Tale spada, ne Il Signore degli Anelli: La conquista, videogioco basato e sviluppato sulla trilogia cinematografica di Peter Jackson, prende il nome Spada del Terrore (Sword of Terror), nonostante tale nome non appaia in nessun scritto di Tolkien. All’occorrenza, però, accantona la sua spada per utilizzare armi più devastanti, come il mortifero e necromantico Pugnale Morgul, dalla ardente luce pallida, capace di recare al nemico (come per Frodo all’ombra di Collevento) una terribile ferita mortale, dolorosissima al pari di quella di una freccia di ghiaccio avvelenato. Durante la Battaglia dei Campi del Pelennor il Capitano Nero brandisce un’enorme mazza nera grazie alla quale, con un solo e rapidissimo colpo, frantuma lo scudo di Éowyn facendola cadere in ginocchio con il braccio sinistro spezzato.

Il Re Stregone è fedelissimo al suo Signore e si presenta nelle varie guerre scatenate da Sauron come il suo capitano, al comando degli altri otto Nazgûl e delle armate di Mordor. Sottovaluta i suoi avversari in combattimento, poiché è cosciente della premonizione di Glorfindel, ovvero che nessun uomo è in grado di ucciderlo. Durante gli eventi prima della Guerra dell’Anello, il Re Stregone ha temuto il Sovrintendente Boromir I (da cui ebbe poi nome Boromir II, membro della compagnia dell’Anello).

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